la vacanza è andata, i lanci dal trampolino sfumati. sentivo la mia vita piena, gioivo di ogni circostanza,di ogni battito e speravo in un ritorno lontano, lontano nel tempo.
picche o cuori, non saprei, ma l'ultimo treno del viaggio è stato il peggiore...meno per il rientro, più per lui...per lui, che mi copre gli occhi e non vedo altro. non vivo disperata d'amore, non ho mai saputo riconoscerne i sintomi e gli effetti, tutti abbagli, però attendevo quella notte e contavo i giorni, mentre brancolavo nel buio cercando di aprire una finestra o di accendere un fiammifero. volevo la sua pelle ed il suo respiro pieno d'affanno, volevo le sue mani tra le mie, la corsa dentro la notte per scacciare il giorno e la sua luce. mi rimane una rabbia incontenibile ed il fiatone mentre corro alla stazione...gli spruzzi di lavanda e i suoi occhi che mi cercano e che non so guardare se non nel riflesso di una vetrina in via montenapoleone. ho lasciato agli altri il verdetto, ho dato agli altri ingiuste colpe, quando oggi sono io a vivere dentro il più grande rimpianto, sono io a scacciare le lancette indietro perchè sarà pura ironia della sorte riuscire a ritrovarti così come ti ho lasciato. sulle mani porto tracce di un destino andato via in fretta, si ferma lì il ricordo ed il desiderio di non lasciare nulla al tempo, di voler prendere e lasciare, senza vie di mezzo. e adesso tutto tace e tutto resta ancora sospeso e tutto è ancor più difficile da comprendere. picche o cuori, resti o vai via...io ti voglio dentro di me, voglio un pezzo della tua aria. mi basterebbero due parole, fossero anche l'epilogo di ciò che non è mai venuto alla luce, ma riuscirei a vincere questa mia testradaggine e questo voler sperare, che tu mi stia pensando...che anche tu voglia far l'amore con me, almeno una volta così come me lo dipingevi tra le colonne di una notte che anch'essa resta sospesa.
picche o cuori, non saprei, ma l'ultimo treno del viaggio è stato il peggiore...meno per il rientro, più per lui...per lui, che mi copre gli occhi e non vedo altro. non vivo disperata d'amore, non ho mai saputo riconoscerne i sintomi e gli effetti, tutti abbagli, però attendevo quella notte e contavo i giorni, mentre brancolavo nel buio cercando di aprire una finestra o di accendere un fiammifero. volevo la sua pelle ed il suo respiro pieno d'affanno, volevo le sue mani tra le mie, la corsa dentro la notte per scacciare il giorno e la sua luce. mi rimane una rabbia incontenibile ed il fiatone mentre corro alla stazione...gli spruzzi di lavanda e i suoi occhi che mi cercano e che non so guardare se non nel riflesso di una vetrina in via montenapoleone. ho lasciato agli altri il verdetto, ho dato agli altri ingiuste colpe, quando oggi sono io a vivere dentro il più grande rimpianto, sono io a scacciare le lancette indietro perchè sarà pura ironia della sorte riuscire a ritrovarti così come ti ho lasciato. sulle mani porto tracce di un destino andato via in fretta, si ferma lì il ricordo ed il desiderio di non lasciare nulla al tempo, di voler prendere e lasciare, senza vie di mezzo. e adesso tutto tace e tutto resta ancora sospeso e tutto è ancor più difficile da comprendere. picche o cuori, resti o vai via...io ti voglio dentro di me, voglio un pezzo della tua aria. mi basterebbero due parole, fossero anche l'epilogo di ciò che non è mai venuto alla luce, ma riuscirei a vincere questa mia testradaggine e questo voler sperare, che tu mi stia pensando...che anche tu voglia far l'amore con me, almeno una volta così come me lo dipingevi tra le colonne di una notte che anch'essa resta sospesa.
